I segreti dei maestri d’ascia: cosa sono “seste” e “quartabuoni”? Se oggi per progettare una nave servono computer e software avanzati, un tempo i maestri d’ascia creavano capolavori del mare usando solo legno, intuito e geometria.

Nella Penisola Sorrentina, la culla del famoso gozzo, il segreto della costruzione navale si riassume in due parole misteriose: seste e quartabuoni. Gli studenti, accompagnati da docenti e dalla dirigente Debora Adrianopoli, hanno scoperto cosa significano questi antichi termini artigianali.



Maria Luce Balsamo ha “parlato” ai ragazzi della “lingua del mare”. Grazie al personale del cantiere Aprea siamo entrati nel vivo dell’antica arte navale.

Le Seste: lo scheletro della nave. Prima di tagliare il legno, l’artigiano deve decidere la forma della barca. Le seste sono sagome di legno che servono come modelli. Rappresentano le sezioni trasversali dello scafo, ovvero le “costole” della nave. Grazie alle seste, il maestro d’ascia può riprodurre la stessa identica curvatura su entrambi i lati della barca, garantendo simmetria e stabilità in acqua.I Quartabuoni: l’arte dell’incastro perfetto. Una volta posizionate le costole di legno, bisogna rivestirle con le tavole esterne (il fasciame). C’è un problema: la barca si restringe verso la punta (prua) e verso la coda (poppa). Le tavole non possono poggiare su un bordo piatto, altrimenti si creerebbero dei vuoti.Qui entra in gioco il quartabuono: è l’angolo di smussatura che l’artigiano scava a mano sul bordo di ogni costola. Grazie a questa precisa inclinazione geometrica, il rivestimento esterno aderisce perfettamente alla struttura, rendendo la barca solida e impermeabile.

Gli studenti hanno scoperto un patrimonio da salvare. Oggi queste tecniche millenarie rischiano di scomparire, sostituite dalla plastica e dai motori moderni. Custodire il significato di seste e quartabuoni significa proteggere la storia della nostra costa e riconoscere il valore di un lavoro manuale che unisce, da secoli, scienza e arte.

Il doveroso grazie alla dirigente Debora Adrianopoli che ha accompagnato gli studenti perché il più grande messaggio è l’esempio.
