Oggi parleremo del “figliol prodigo”, di una umanità “orfana”, perché non sa che è figlia di Dio. Cronin parla di un figlio che andò via di casa, dissipò denaro, salute, l’onore della famiglia…fu imprigionato. Poco prima di uscire in libertà, scrisse a casa: se i suoi lo perdonavano che mettessero un fazzoletto bianco sul melo, vicino alla ferrovia. Al vederlo sarebbe tornato a casa; altrimenti, non lo avrebbero più visto. Arrivando, non si azzardava a guardare, ci sarà il fazzoletto? «Apri gli occhi! Guarda!» gli disse un compagno. E rimase a bocca aperta: nell’albero c’erano centinaia di fazzoletti bianchi!


Ci ricorda quel quadro di Rembrandt nel quale si vede il figlio che ritorna, indifeso e affamato, ed è abbracciato da un anziano, con due mani diverse: una da padre che abbraccia fortemente; e l’altra da madre affettuosa e dolce, che accarezza: Dio è padre e madre…


«Padre, ho peccato» (cf. Lc 15,21) e sentire l’abbraccio di Dio nel sacramento della confessione, e partecipare alla “festa” dell’Eucarestia: «mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita» (Lc 15,23-24). Che il deserto della Quaresima ci porti a partecipare della misericordia divina, giacché la vita non è altro che… ritornare al Padre.

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