Riportiamo lo sfogo del neolaureato Ferdinando Francese condividendo appieno quanto lamentato e assicurandogli la nostra vicinanza.
Sono Ferdinando Franzese ho 25 anni e convivo con una disabilità motoria dalla nascita il giorno 16/12/2025 ho conseguito con estrema gioia la laurea in Sociologia e Scienze Sociali presso l’Università Telematica di Roma Unicusano. Tuttavia, il raggiungimento di questo importante traguardo è stato profondamente segnato da una situazione di esclusione nonché di forte discriminazione sociale verificatasi proprio durante la discussione della mia tesi. Personalmente, non ho mai vissuto la mia condizione come un limite: affronto la vita con determinazione, alimentando quotidianamente i miei sogni, una condizione di disabilità non può e non deve rappresentare una barriera. Purtroppo, ritengo che l’ostacolo più difficile da affrontare in merito sia molto spesso abbattere l’indifferenza, il disinteresse altrui ma soprattutto la mancanza culturale di adattamento alle esigenze di ogni persona indipendentemente dal modo in cui esse siano nate. In una giornata che avrebbe dovuto essere puramente celebrativa, mi sono sentito fortemente discriminato. A differenza degli altri candidati, non ho potuto discutere il mio lavoro dalla cattedra a causa di una barriera architettonica (due gradini) che mi impediva l’accesso con la sedia a rotelle, costringendomi a restare in disparte. Sebbene il Presidente della Commissione si sia scusato per il disagio, l’aspetto che più mi ha ferito e umiliato si è verificato durante il rito della proclamazione. Mentre tutti gli altri neo dottori hanno potuto stringere la mano al relatore e al Presidente, a me ciò è stato negato a causa della sopra citata barriera. Nonostante l’impedimento fosse oggettivo ed evidente, nessuno ha ritenuto di scendere quei gradini per congratularsi con me. Questo gesto mancato ha palesato una forma di esclusione e di disparità sociale lampante agli occhi di tutti i presenti, lasciando me e i miei cari profondamente amareggiati e mortificati. Trovo paradossale che un episodio del genere si sia verificato all’interno di un’istituzione accademica, che per definizione rappresenta e dovrebbe rappresentare la massima istituzione ed espressione culturale del Paese, e per di più di più ciò è accaduto in una cerimonia accademica di una laurea in Sociologia, disciplina che studia e proprio la società, i fenomeni sociali e l’evoluzione degli stessi in relazione ai principi d’uguaglianza equità sociale appartenenza e cittadinanza. Come è concepibile che in un ateneo prestigioso che ribadisco per definizione dovrebbe abbattere ogni barriera fisica e sociale, dando l’esempio non sia preventivamente pensato di rimuovere gli ostacoli architettonici elementari per non disattendere i diritti fondamentali di pari dignità e partecipazione sociale? Mi pongo questo quesito ma non trovo ancora una risposta. Mai in contesti del genere uno studente si aspetterebbe di sperimentare e riscontrare una distanza così ampia tra valori proclamati e misure effettivamente adottate. Confido che questa mia segnalazione possa servire a far sì che in futuro e soprattutto a partire del 2026 nessun’altra persona e studente debba esser costretto a subire una discriminazione e umiliazione del genere sol perché nato con una condizione di disabilità. Episodi del genere non devono verificarsi mai più; si parla tanto di inclusione, ma al momento, e ciò mi addolora moltissimo e in questo momento questo concetto non rispetta in alcun modo l’integrità delle persone con disabilità
