A Meta, come nel resto del paese, la politica ha imparato bene l’arte di spostare lo sguardo. Mentre le questioni strutturali restano ferme — viabilità soffocata in estate, parcheggi insufficienti, decoro urbano a singhiozzo, servizi che arrancano quando la popolazione triplica — il dibattito pubblico viene puntualmente dirottato su temi laterali, polemiche di facciata, annunci roboanti che durano lo spazio di un post. È la politica della distrazione in versione comunale. E funziona, eccome.

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Il sindaco Giuseppe Tito conosce la retorica, la usa con abilità.Comunicati, dirette social, prese di posizione nette su questioni simboliche: tutto concorre a dare l’impressione di un’amministrazione presente e reattiva. Ma l’impressione non è la sostanza. Perché intanto i problemi veri restano lì, irrisolti, rinviati, avvolti in promesse che slittano di stagione in stagione. Si discute animatamente di un’aiuola, di una scritta, di una polemica tra consiglieri, mentre nessuno spiega perché, anno dopo anno, il traffico a Meta sia un incubo senza soluzioni credibili. Si celebra l’evento, la festa, l’iniziativa spot, mentre la manutenzione ordinaria — marciapiedi, illuminazione, raccolta rifiuti nei mesi di punta — mostra tutte le sue crepe. Si alimenta il “noi contro loro” su questioni identitarie, mentre manca un piano chiaro per gestire un territorio che vive di turismo ma non riesce a reggerne il peso.

È un gioco di prestigio in scala ridotta: indicare con la mano destra il tema che fa rumore, mentre con la sinistra si evita di affrontare i dossier scomodi. E il pubblico, cioè noi cittadini, spesso abbocca. Perché indignarsi su una frase è più facile che chiedere i numeri di un bilancio. Perché commentare una polemica è più immediato che pretendere un cronoprogramma.

Il risultato è una comunità che si abitua all’annuncio e disimpara a chiedere il risultato. Un’amministrazione che comunica molto e rende conto poco. Un sindaco che parla spesso, ma che troppo raramente entra nel merito delle inadempienze amministrative che pesano sulla vita quotidiana di chi Meta la vive tutto l’anno, non solo ad agosto.Non è questione di tifo politico. È questione di rispetto. Chi governa un comune come Meta ha il dovere di alzare il livello del confronto, non di abbassarlo per nascondersi dietro la prossima distrazione. La prossima volta che il dibattito a Meta si accenderà su un tema laterale, facciamoci una domanda semplice: Da COSA STANNO CERCANDO DI DISTRARCI , OGGI?  Perché la risposta, quasi sempre, è lì dove nessuno vuole che guardiamo: nei problemi strutturali che restano, immobili, sotto il rumore della retorica.

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