“Meta, il degrado come biglietto da visita” – come segnalato dai consiglieri comunali del gruppo “Viviamo Meta”, colpisce perché rovescia la retorica di cartolina con cui si vende la Costiera. Non il mare, non i vicoli, ma cestini stracolmi, cartoni in bella mostra sui marciapiedi e strade non spazzate “per giorni”. Il gruppo consiliare dà al messaggio il peso di una denuncia civica più che di uno sfogo estemporaneo. Il problema è reale e locale: contenitori traboccanti che il servizio ecologia non svuota in tempo, rifiuti ingombranti lasciati a terra e una pulizia stradale a singhiozzo sono cronaca di molte settimane, specialmente nei punti di passaggio pedonale e nelle aree panoramiche. L’effetto non è solo estetico. Degrado visibile chiama altro degrado; chi arriva per turismo si porta via l’immagine di incuria, chi ci vive incassa la sensazione di essere trascurato.

Due sono le spinte che mancano. La prima, organizzativa: servono giri di raccolta più frequenti nei mesi di punta, isole più capienti dove serve, sanzioni certe per abbandoni facili (cartoni, ingombranti) e canali rapidi per segnalarli. La seconda, culturale: trattare lo spazio pubblico come un bene comune, non come una discarica di cortesia. Mettere un rifiuto accanto a un bidone pieno non è protesta, è complicità.

Un paese pulito non è un dettaglio di facciata; è il minimo sindacale per rispetto e accoglienza. La domanda finale ai cittadini sarebbe “Cosa ne pensate?” – Questa risposta meriterebbe risposte concrete, non like. Partecipazione nei gruppi di quartiere, segnalazioni puntuali con foto e via, e assemblee pubbliche sulla gestione dei rifiuti: sono queste le contromosse.

Meta può continuare a vendersi per il panorama, ma intanto i marciapiedi parlano un’altra lingua. E la stanno leggendo tutti. (Stanislao Borriello).
