Difronte a tragedie come quella del piccolo Domenico, il silenzio dovrebbe regnare sovrano: è l’unico balsamo per un cuore che soffre. Il giornalista cede il posto al teologo per ricordare agli affranti genitori che il nome che imposero al loro adorato bambino significa “consacrato al Signore” o “appartenente al Signore”. È stato attribuito anche ai nati di domenica, il giorno del Signore, e oggi per Domenico è il suo Dies Natalis, il “giorno della nascita al Cielo”. I nostri figli non ci appartengono, noi siamo gli archi e loro le frecce scoccate lontano, oltre l’orizzonte, perché le loro anime abitano nell’Amore infinito. Noi e loro, nelle mani dell’Arciere divino che ama chi impugna l’arco e, di più, le frecce che volano… Oltre!

Cari genitori vi chiediamo perdono, sì, a voi, che state vivendo la tragedia del Getsemani, che versate nel calice lacrime che possano servire come lavacro, come battesimo di perdono, la più grande manifestazione dell’amore sanante. Voi, cari Patrizia e Antonio, aiutateci a capire che la misericordia del vostro perdono è la più alta condivisione del dolore dei sofferenti. Sia il vostro perdono icona del “buon samaritano”. Prove, ferite, ci rendono in qualche modo simili a quell’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico e che si ritrova spogliato, percosso, lasciato mezzo morto. La vicenda di Domenico, del nuovo angioletto ci ricorda che in ognuno di noi vi è un «Ecce homo» che chiede attenzione, ascolto, redenzione…In Paradiso ti hanno accompagnato gli angeli, al tuo arrivo ti hanno accolto i martiri e ti hanno condotto nella santa Gerusalemme. Ad-Dio piccolo angelo e intercedi per i tuoi cari genitori e questa umanità ormai alla deriva ma non priva di speranza…

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