I giudei, oltre al digiuno prescritto per il giorno della espiazione (cf. Lev 16, 29-34), osservavano molti altri digiuni, come espressioni di penitenza, di purificazione, di preparazione per una festa o una missione, di petizione. Chi digiuna si rivolge a Dio con umiltà, Gli chiede perdono e che Gesù non inculchi questa pratica ai suoi discepoli sorprende i discepoli di Giovanni e i farisei. Pensano che è una omissione importante nei suoi insegnamenti, e Gesù dà loro questa risposta: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. (Mc 2,19)». Lo “sposo”, nell’A.T. indica lo stesso Dio, è la manifestazione del suo amore verso gli uomini (Israele è la moglie, non sempre fedele, oggetto dell’amore fedele del marito, Yahvè). Gesù si sta paragonando a Dio, sta dichiarando la sua divinità: chiama i suoi discepoli «Gli amici dello sposo».

Gesù non esclude il digiuno, gli da un senso nuovo: digiuna nel deserto come preparazione alla sua vita pubblica, ci dice che la preghiera si rafforza con il digiuno. Fra quelli che ascoltavano il Signore, la maggioranza erano poveri e sapevano di rammendi, c’erano vendemmiatori che sapevano ciò che accade quando il vino nuovo si versa in barili vecchi. Gesù ricorda loro che devono ricevere il suo messaggio con Spirito nuovo, ciò che Lui propone non è una interpretazione in più della legge, ma una vita nuova.

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