Non sono un fan di Fazio e tantomeno della Littizzetto, ma non posso non condividere il post di Giuseppe Lupo.
“Lo hanno cacciato. Lo hanno insultato, deriso, additato come il “nemico del popolo” da espellere per liberare finalmente la Rai. Hanno brindato al suo addio come se avessero abbattuto un regime, convinti che per fare il servizio pubblico bastasse occupare una poltrona e sventolare una tessera di partito.

E invece ieri sera, mentre la Rai affondava nell’irrilevanza dei suoi palinsesti mediocri, eccezion fatta per Report, il servizio pubblico è andato in onda altrove. Sul Nove.
Fabio Fazio ha preso l’arte di Ornella Vanoni, che è patrimonio di tutti, e le ha costruito intorno un monumento di eleganza, musica e memoria. Un cast da far impallidire Sanremo: Mahmood, Mengoni, Annalisa, Emma, Bertè, Elisa, Mannoia, Morandi. Una qualità che in Viale Mazzini ormai non sanno nemmeno più dove stia di casa. Tutto realizzato in appena due mesi.

Perché il punto è questo ed è un punto che fa male: la Rai di TeleMeloni non è più capace di fare la grande televisione. Non sanno celebrare la Carrà. Non sanno come omaggiare Baudo. Non sanno come tenere viva la memoria culturale di questo Paese. Sanno solo epurare. Sanno solo distruggere ciò che funziona per fare spazio ai fedelissimi, agli obbedienti, agli amici degli amici che però non hanno un briciolo di talento, di visione o di mestiere. Hanno regalato alla concorrenza l’unico conduttore capace di parlare contemporaneamente a un Premio Nobel e a una leggenda della musica, facendolo con una classe che i nuovi occupanti della Rai non avranno mai, nemmeno tra mille anni. Nove ringrazia. Agli italiani, invece, resta il canone da pagare per finanziare il nulla.
Incapaci. Non c’è un’altra parola.
Hanno distrutto un gioiello per invidia politica, senza capire che il talento non si sostituisce con gli amici. E ieri sera la differenza si è vista tutta”.

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