Desidero dedicare questa riflessione a chi ha a che fare con persone “moleste”. Leggendo il Vangelo ci stupisce che «gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme» nonostante vedessero il bene che Gesù faceva

dicono: «Costui è posseduto da Belzebu e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni» (Mc 3,22). Si rimane sorpresi vedendo fino a che punto può arrivare la cecità e la malizia umana. Gli scrivi e i farisei erano gli esperti, quelli che conoscono “le cose di Dio” per aiutare il popolo e, invece non solo non Lo riconoscono, ma addirittura Lo accusano di essere diabolico.

A tutti verrebbe voglia di voltargli le spalle, ma il Signore sopporta con pazienza perché, come affermava san Giovanni Paolo II, Lui «è un testimone insuperabile di amore paziente e di umile mansuetudine» e cerca di scuotere i loro cuori, ma si ribellano allo Spirito Santo e, perciò, non troveranno perdono (cf. Mc 3,39). Badate bene, non perché Dio non voglia perdonare, ma perchè, per essere perdonati, bisogna riconoscere prima il proprio peccato. Come per Gesù e i discepoli, anche a noi può capitare di soffrire per l’incomprensione di qualcuno, e fa più male se è un parente o un amico. Ma non ci meravigliamo se nella nostra vita si presentano queste difficoltà, è un indizio che stiamo sulla buona strada…

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