Meta, il valzer delle deleghe: premiati i fedelissimi, escluso il consenso.

A Meta (NA) la nuova mappa delle deleghe disegnata dal sindaco Giuseppe Tito somiglia più a un regolamento di equilibri interni che a un progetto di governo. Promesse disattese, ruoli “pesanti” concentrati in poche mani e consiglieri che hanno avuto un largo consenso relegati a competenze di facciata: il risultato è un’amministrazione comunale sbilanciata, dove il consenso elettorale conta meno della fedeltà.

La distribuzione che fa discutere • Daniela Cacace: Pari opportunità, Servizi demografici, Servizi informatici e Attività produttive. Un pacchetto ampio ma frammentato: tanta gestione ordinaria, poca leva politica reale sulle scelte strategiche della città.

• Roberto Porzio: Sport, più un insieme confuso (“quotidianità/risorse mare/pubblica illuminazione”) che mescola visibilità (sport e mare) con manutenzione (illuminazione). Presenza sui social assicurata, incidenza sulle decisioni strutturali molto meno.

• Francesco Miccio (già presidente del consiglio): Bilancio, Tributi e Politiche giovanili. Qui sta il cuore finanziario del Comune: la cosiddetta “delega pesante”, quella che decide dove vanno i soldi e chi paga.

• Raffaele Mormile (fedelissimo del sindaco): Spettacolo e Verde pubblico. Il tradimento della promessa. Tito aveva assicurato che le deleghe più rilevanti sarebbero andate ai consiglieri con il consenso più ampio. È accaduto l’opposto: Cacace e Porzio, consiglieri che hanno avuto un largo consenso, si ritrovano con portafogli spezzettati o di gestione corrente. Mormile, pur essendo un fedelissimo, viene collocato su spettacolo e verde, senza leve reali. Intanto Miccio concentra bilancio e tributi: le leve che contano restano congelate in un recinto ristretto. Il problema non è il nome delle deleghe, è il disegno • Concentrazione: bilancio e tributi in una sola figura svuotano di peso gli altri assessorati. Chi ha in mano la cassa decide le priorità, gli altri eseguono. • Frammentazione: attività produttive, mare, illuminazione e servizi informatici richiederebbero regia unitaria; vengono invece distribuiti in modo da non creare poli di potere alternativi. • Comunicazione vs sostanza: sport, spettacolo e verde garantiscono visibilità immediata, ma non spostano gli equilibri amministrativi. È l’estetica del governo, non la pratica. Il sindaco premia i fedelissimi e ridimensiona chi potrebbe contendergli spazio, lasciando i consiglieri con maggiore consenso elettorale ai margini delle decisioni che contano. La spartizione ignora il contributo elettorale e sostituisce una visione per la città con una gestione delle correnti interne. Le deleghe pesanti restano congelate, contrariamente a quanto promesso. Se l’obiettivo era dare a Meta una squadra capace di incidere, la mappa delle deleghe racconta un’altra storia: pochi decidono, gli altri presidiano il contorno.

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