Dopo un lungo periodo di tensioni interne alla giunta, il sindaco ha deciso di aprire al dialogo con la minoranza, lamentando una sostanziale mancanza di collaborazione da parte dei suoi stessi assessori. Secondo quanto trapela da Palazzo, Tito avrebbe riscontrato un rallentamento nell’attuazione del programma e una scarsa coesione della squadra, con assessori poco presenti sui dossier più urgenti. Da qui la scelta di cercare un canale di confronto con la minoranza: l’obiettivo dichiarato è garantire la continuità amministrativa su alcuni temi prioritari — servizi ai residenti, decoro urbano, programmazione culturale e gestione delle emergenze — anche attraverso un coinvolgimento più ampio del Consiglio comunale.

Nei prossimi giorni il primo cittadino dovrebbe avviare una serie di incontri la minoranza per verificare convergenze su singoli provvedimenti e, se necessario, costruire maggioranze variabili su progetti specifici. La mossa ha un chiaro rilievo politico: un eventuale rimpasto potrebbe tradursi in un ingresso formale della minoranza in giunta, superando l’impasse creatasi dopo la riconferma elettorale del giugno 2024.

Resta il nodo più delicato: la minoranza sarà davvero disposta a collaborare? Negli ultimi mesi i gruppi di opposizione hanno attaccato duramente sindaco e amministrazione su trasparenza degli atti, gestione dei lavori pubblici e carenze nei servizi, chiedendo più volte un cambio di passo. È quindi probabile che l’apertura di Tito venga accolta con cautela e subordinata a condizioni precise: un cronoprogramma vincolante sulle opere ferme, un tavolo permanente di confronto su bilancio e priorità di spesa, garanzie su decoro e manutenzione (dalla pulizia straordinaria al verde pubblico), oltre a un ruolo effettivo nelle commissioni consiliari più strategiche. Alcuni esponenti, in via informale, avrebbero anche posto il tema di una discontinuità nella squadra di governo come premessa per qualsiasi intesa strutturata.  Di fatto, la partita si gioca su due livelli: da un lato la possibilità di accordi “a geometria variabile” su delibere condivise; dall’altro l’ipotesi — politicamente più impegnativa — di un rimpasto con ingresso del gruppo “Viviamo meta” nell’esecutivo. In entrambi i casi, l’opposizione chiederà segnali concreti e verificabili, non solo dichiarazioni di principio. Resta da vedere se l’iniziativa basterà a sbloccare l’attività amministrativa e a ricomporre le fratture interne: il confronto con la minoranza diventa ora, per il sindaco, lo strumento per assicurare governabilità in attesa di una più stabile riorganizzazione della giunta.

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