Tanti ci chiedono perché non ci occupiamo di “gossip”. Il giornalismo “vero” — inteso come informazione basata su fatti, inchieste e deontologia — evita il gossip principalmente per una questione di rilevanza pubblica: miriamo a informare sui fatti che incidono sulla vita dei cittadini (politica, economia, cronaca, inchieste). I giornalisti, quelli veri e non quelli che “elemosinano” visibilità e pranzi a scrocco, sono tenuti a rispettare la “Carta dei doveri” e la verifica delle fonti. I “pennivendoli” spesso ignorano la verifica, basandosi su indiscrezioni non confermate.

Mi spiace che ancora non capiscano che in questo modo si indebolisce la reputazione di un giornale. Non desidero ergermi a maestro, ma l’autorevolezza si costruisce col rigore e la capacità di analisi, non con lo spettacolo. Ho ricevuto il tesserino dalle mani di Mimmo Falco e Gaetano Milone e, quindi, ho il dovere, l’obbligo di cercare la verità, anche quando è scomoda.

Certo il gossip cerca la sensazionalità per vendere o ottenere clic, ma la libertà non ha prezzo. E poi, come potrei “tradire” i nostri lettori che vivono nell’Eden?



