C’è un silenzio che non è assenza di suono, ma pienezza di cuore. È il silenzio che ha avvolto l’Aula Magna del Liceo “G. Salvemini” di Sorrento, dove il tempo è parso fermarsi per accogliere un dolore troppo grande per essere detto, ma troppo prezioso per essere taciuto. Mirna Mastronardi è salita in cattedra non per insegnare una lezione, ma per consegnare un’anima: quella di sua figlia Dea, una “tenera farfalla” che il 4 ottobre 2024 ha smesso di lottare contro il vento gelido di un mondo troppo crudo.

Il libro «Sarò la tua voce» non è solo carta e inchiostro; è un ponte sospeso tra la terra e il cielo. Con parole intrise di un patos che ha rigato i volti dei presenti, l’autrice ha ripercorso la breve, intensa primavera di Dea, nata sotto il segno della luce nel febbraio 2009 e spentasi tra le ombre di quel cyberbullismo che trasforma la tecnologia in una prigione di veleno.

Eppure, in quella commozione collettiva, è fiorita la speranza. La dirigente Debora Adrianopoli, con la sensibilità che la distingue, ha trasformato l’istituto in un porto sicuro, un rifugio dove la porta è sempre aperta e dove la fragilità non è una colpa, ma un valore da proteggere.

Accanto a lei, la voce del prof. Aniello Clemente, direttore editoriale del giornale Sireneo, ha ricordato che solo una “scuola dell’affettività” può medicare le ferite di una generazione ferita.

Mentre le pagine del percorso di alcuni studenti del Liceo: «La Bellezza salverà il mondo», si intrecciavano al racconto di Mirna, è parso che Dea fosse lì, in ogni sguardo lucido degli studenti.



Perché se è vero che la cattiveria ha cercato di spegnere il suo volo, è nel coraggio di chi resta — di chi urla il proprio diritto alla vita e al dialogo — che quella farfalla continua a battere le ali. Sorrento ha abbracciato una madre, ha pianto una figlia e ha promesso a sé stessa una cosa sola: non permetteremo più al buio di rubare la luce dei nostri giovani. Perché la bellezza, quella vera che nasce dal dolore condiviso, ha davvero il potere di salvare il mondo.
