Salute pubblica: quando i numeri parlano e la politica tace. In Italia, la salute è un diritto costituzionale. L’articolo 32 lo definisce “fondamentale”, ma troppo spesso resta una dichiarazione di principio più che una pratica amministrativa. Lo dimostra il caso di Castiglion Fiorentino, dove il sindaco ha scelto di comunicare pubblicamente un’anomalia nei decessi registrati nel suo territorio. Una scelta che ha diviso, ma che ha avuto il merito di riportare al centro un tema che altrove resta sommerso: la salute dei cittadini come responsabilità diretta delle istituzioni locali. Spostando lo sguardo verso la Penisola Sorrentina, il quadro cambia. Qui, il silenzio istituzionale pesa più dell’inquinamento che respiriamo. E non è un’esagerazione retorica: i dati parlano chiaro. Secondo il rapporto Mal’Aria di Legambiente, nel 2024 8 città campane su 27 hanno superato i limiti giornalieri di PM10, con Acerra che ha registrato 86 giorni di sforamento, più di Milano e Frosinone. Nei primi 30 giorni del 2025, alcuni comuni come Teverola e San Vitaliano avevano già superato circa il 50% dei giorni massimi consentiti dalla legge. L’aria che respiriamo non è solo smog: è un miscuglio di particelle sottili, PM10 e NO2, provenienti da traffico, riscaldamenti, attività industriali. Il rapporto Mal’Aria di città 2025 ricorda che queste particelle sono “un male invisibile” che danneggia salute ed ecosistemi. E i numeri sulle conseguenze sono ancora più duri: in Campania 4.466 morti all’anno sono attribuibili all’inquinamento atmosferico, circa 12 al giorno. La Penisola Sorrentina non è solo vicina alla Terra dei Fuochi. È un territorio schiacciato da un traffico veicolare costante, con migliaia di mezzi che ogni giorno attraversano strade strette e congestionate. Lo smog non resta in aria: ricade sul suolo, sugli alberi, nelle falde acquifere. È un inquinamento meno spettacolare dei roghi tossici, ma altrettanto insidioso. Eppure, nonostante questo quadro, la Campania non dispone ancora di un registro tumori completo e aggiornato, uno strumento indispensabile per capire davvero cosa sta accadendo alla salute dei cittadini. Il report dell’Istituto Superiore di Sanità, commissionato dalla Procura di Napoli Nord, conferma che in Campania si registrano 36.000 nuovi casi di tumore all’anno, con incidenze più alte nelle aree metropolitane rispetto alle zone interne. Ogni volta che una persona si ammala o muore troppo presto, non è una statistica. È una sedia vuota a tavola, una voce che non si sente più, un pezzo di comunità che si spegne. E ciò che fa più male non è solo la perdita, ma la sensazione che nessuno stia davvero osservando, che nessuno stia provando a capire. È come vivere in una casa dove tutti sentono scricchiolare le travi, ma nessuno prende una torcia per controllare cosa sta succedendo. Ed è proprio questo silenzio che diventa insopportabile. Perché in un contesto così fragile nessun amministratore locale ha mai scelto di affrontare apertamente il tema? Perché non si avvia un monitoraggio sistematico, con il supporto di epidemiologi, università, associazioni? Perché la salute pubblica continua a essere trattata come un argomento “scomodo”, quando dovrebbe essere il primo da affrontare? Un territorio che non conosce i propri dati non può difendersi. Un’amministrazione che non monitora la salute dei cittadini rinuncia alla sua funzione più alta. E una comunità che accetta il silenzio rischia di diventare invisibile proprio quando avrebbe più bisogno di essere ascoltata. La trasparenza non crea allarme. Il silenzio, invece, crea vulnerabilità. È tempo che anche la Penisola Sorrentina accenda finalmente la luce su ciò che riguarda la vita e la salute dei suoi cittadini. La salute non è un tema politico. La salute è un diritto.

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