Ieri e oggi Gesù si identifica col Padre e questo lo porterà alla morte, ieri si dichiara lo “Sposo”, oggi il “Signore del sabato”. I farisei accusano i discepoli di Gesù di contravvenire il sabato (cf. Mc 2,24) perché cogliere delle spighe, questo e una quarantina in più di “lavori” erano proibiti il sabato, giorno di riposo. Gesù ricorda i 12 pani dell’offerta che ogni settimana si disponevano nel tavolo del santuario, come omaggio delle dodici tribu d’Israele al suo Dio e Signore e che furono mangiati da Abiatar e compagni per fame. Gesù insegna che i precetti della Legge devono cedere davanti ai precetti della legge naturale; il precetto del riposo del sabato non si trova, pertanto, al di sopra delle elementari necessità di sopravvivenza.

Il Concilio Vaticano II, ispirandosi nel brano, e per sottolineare che la persona deve stare al di sopra delle questioni economiche e sociali, dice: «L’ordine sociale e il suo conseguente sviluppo, devono subordinarsi in ogni momento al bene della persona, perché l’ordine delle cose deve sommetersi all’ordine delle persone e non al rovescio. Lo stesso Signore, lo avvertì quando disse che il sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato (cf. Mc 2,27)». Sant’Agostino lo traduce bene: «Ama e fa quello che vuoi». Lavorare, perdonare, correggere, andare a Messa la domenica, curare gli ammalati, compiere i comandamenti…, devono essere dettati dall’amore che il Signore ha messo nei nostri cuori, proprio per potere amare come Lui.
